La cantina, l'arte e il 44: storia dell'austriaco Michele Fiore

Ci sono spazi aperti tra i vicoli di Genova, bianchi, «dove la mente si astrae dal suo essere quotidiano». Come vico Colalanza, una traversa di via San Luca. Qui Michele Fiore ha aperto all’inizio del 2000 sotto la luce delle candele, perchè mancava ancora la corrente elettrica, lo Studio44. In breve tempo è diventato un punto di incontro per artisti e per chiunque sia interessato all’arte. «Ho venduto automobili vicino a Vienna per undici anni — racconta Michele Fiore, nome italianizzato di Michael Blume — nel 1998 ho capito che non era la mia vita, ho mollato tutto e ho iniziato a viaggiare». Roma, Parigi, Venezia e Torino con pochi soldi in tasca, a volte nessuno, e la passione per l’arte e per il disegno.

IL MASSOERO E LA CANTINA - C’è chi arriva a Genova dal mare e chi dai monti, chi vi viene per l’università o perchè vi ha trovato lavoro. Michele Fiore, stanco del freddo di Torino, ha aperto una cartina dell’Italia e l’ha vista: «Una città né troppo grande, né troppo piccola —spiega —un porto sul mare, mi sembrava perfetta. Ho chiesto ad un paio di amici che me ne hanno parlato bene. I primi sette giorni sono stati terribili, senza un soldo, sapendo poche parole di italiano, sono andato a trovare un amico che stava in Toscana, ma appena sceso dal treno a Massa ho capito che Genova era il posto giusto». Gli inizi in una città nuova sono un po’ difficili per tutti, per alcuni un po’ di più. Michele Fiore dormiva all’Asilo notturno Massoero, posto numero 44. Letto, sedia, armadio con il numero 44 scritto sopra. Un giorno decide di ridipingere tutto, deve riscrivere sopra il numero, ma si sbaglia e sulla sedia lo scrive al contrario. Un 44 rovesciato, non sembrano due sedie una di fronte all’altra?
Nel frattempo Michele lavora nei progetti della Massoero e i responsabili gli lasciano una stanza dove creare. Nel 2000 apre lo Studio44, il suo laboratorio privato, spazio sempre visitabile da ogni persona curiosa. Vi si trovano lavori dello stesso Michele oltre a opere di artisti da ogni parte del mondo. Nel 2002 l’artista svizzero Schang Hutter che vive nello stesso edificio in vico Colalanza, gli mette a disposizione una cantina che per 40 anni è rimasta inutilizzata. Da passaggio per i topi, piena di mobili rotti e di macerie, a galleria d’arte il passo non è breve. Ma dopo il restauro lo spazio si presenta come un tunnel lungo una decina di metri, ideale per mostre di piccoli formati o installazioni luminose. Il primo lavoro artistico presentato è dell’arista tedesco di Kassel Walter Peter che, ad aprile 2004, ha presentato una “licht-ton installation”.

TRA GENOVA E IL MONDO - Il primo settembre del 2005 la GalleriaStudio44 è diventata un’associazione culturale, i soci fondatori sono Hans Heinrich Schwendener, Massimo Palazzi, Federico Bruno, Michele Fiore e Piero Rivoli, quattro artisti e un medico. Il logo dell’associazione sono le due sedie, (il 44) che comunicano tra di loro, è di questa comunicazione che l’associazione si alimenta. Artisti, studenti, asiatici, americani, ebrei e musulmani, gente di destra e di sinistra, è passato di tutto tra queste mura, dal chlochard alla figlia del presidente della Germania. GalleriaStudio44 è un’associazione culturale senza fini di lucro, si diventa soci con una quota annuale di 25 euro. «La giovane arte —spiega Michele — fa molta fatica a vivere, in modo particolare a Genova, solo se riusciamo a creare una nuova fascia di collezionisti ci sarà la possibilità di andare avanti, per questo alla fine dell’anno regaliamo ai nostri soci un’opera d’arte multiple, per fare sì che non siano solo ammiratori ma anche collezionisti d’arte contemporanea».
Le opere esposte sono di artisti genovesi (Serena Zanardi, Alfredo Zamonica, Sergio Isopo, Francesca Abelati, Paolo Lorenzo Parigi, Daniele del Nero) e internazionali. Gli svizzeri Urs- P. Twellman e Peter Brauninger, i bulgari Valdimir Ivanov e Milen Krastev o l’australiano Scott Hayes, solo per citarne alcuni. «Mi piace —racconta Michele — esporre a Genova opere di artisti stranieri e portare all’estero le opere genovesi. Tra maggio e giugno di quest’anno andremo in svizzera vicino a Berna e poi a Budapest e ogni anno organizzo una mostra a Kassel in Svizzera. Adesso abbiamo”Take it easy” di Maya Zignone, fino al 6 febbraio: una serie di fotografie di diversi formati, alcune piccole piccole racchiuse in teche trasparenti, altre più grandi attraversate da neon colorati. Sono simboli del senso di isolamento, del male di vivere che caratterizza il mondo in cui viviamo».

Le immagini

Tutte le foto sono di Roberto Ghiara | Studio 6 Genova e sono rilasciate in licenza Creative commons non commerciale

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