Per una città d’acqua (di mare) come Genova è significativo andare a scoprire anche l’acqua potabile, in un itinerario che coniuga città e campagna e conduce alla scoperta di scorci affascinanti e poco conosciuti, con il monte Alpesisa (984 metri) che fa da padrone.
L’acquedotto, antica “strada” dell’acqua, le cui prime strutture risalgono al 1200, si è ampliato nel corso dei secoli. Lungo più di 28 chilometri (da La Presa a Castelletto, per sfociare nel mare del porto) è intervallato da grandi ponti, vere imprese architettoniche, come quello sul Geirato e sul rio di Vielino. A partire dalla seconda metà dell’Ottocento iniziò in città la costruzione degli acquedotti privati, il Nicolay e il De Ferrari Galliera, ma parallelamente, a inizio Novecento, si ricopre l’acquedotto della val Bisagno con lastre di luserna (proveniente dalle cave vicino a Torino) che ancora oggi permettono di percorrerlo comodamente a piedi o in mountain bike. Nel 1917 l’acqua trasportata viene dichiarata non potabile.
In questi ultimi anni il Comune di Genova ha cercato di promuovere la visita dell’acquedotto, con gite scolastiche e svariate iniziative, ma sono anche le associazioni di cittadini, come il crc Sertoli e la cooperativa di divulgazione ambientale Dafne a svolgere un importante ruolo nella promozione di questo patrimonio.
La prima parte del percorso, quella che va da Presa di Schienadasino a Cavassolo è piuttosto difficile, pertanto si consiglia di iniziare dalla prima frazione di Davagna. Visto che inizio e conclusione della gita non coincidono, si consiglia di organizzarsi con due auto, oppure utilizzare i mezzi di linea Tigullio Trasporti cercando gli orari della linea M in direzione Ottone. Il percorso ha inizio dal ponte di Cavassolo, per concludersi a Molassana. Sono previste circa 2 ore di cammino, per un dislivello in salita di 50 metri e una classificazione del percorso “turistica”.
All’inizio del percorso si possono ammirare due antichi mulini ora trasformati in abitazioni. Si prosegue su una mulattiera fino raggiungere l’abitato di Canale di Marsiglia, oggi abbandonato. Si cammina tagliando le pendici del monte Caviglia fino a case Malerba, dove c’è ancora un antico fienile con il tetto in paglia. Proseguendo sulla strada principale si raggiunge l’oratorio di San Rocco (142 metri). Da questo punto e per un breve tratto il tracciato si perde fino a raggiungere lo sbocco della galleria della Rovinata.
Si prosegue fino a trovare l’incrocio con via Trossarelli per proseguire parallelamente alla galleria di Gambonia. Si arriva al giro del rio Torbido col ponte canale. Qui si nota l’abitato di San Siro di Struppa con la bella abbazia romanica. Si prosegue fino raggiungere via di Creto (dove ci sono antichi “troeggi”), asfaltata, che si segue per circa 200 metri per imboccare qui il bivio di sinistra. Si riprende il percorso dell’ acquedotto, si passa dal cimitero nuovo di Molassana, fino ad incontrare salita Cotella che percorsa in discesa conduce al centro del quartiere.
Da qui le alternative sono due: o ritornare al punto di partenza in autobus o proseguire l’itinerario per avvicinarsi al “mare”.
Il secondo tratto, da Molassana a via delle Ginestre è classificato E. Richiede circa 3 ore e 30 di cammino per un dislivello di 200 metri. Da Molassana si prende via Geirato e si passa sotto il ponte sul torrente. Si imbocca salita Pino Sottano e la si percorre fino a raggiungere l’acquedotto storico. Dopo poco si prende la diramazione di sinistra. La strada prosegue dando la possibilità all’escursionista di ammirare orti e uliveti. Si entra nella valle di Trensasco, che in breve conduce a Molini di Trensasco, piccolo borgo che conserva i mulini più antichi della val Bisagno. Si passa il fossato e la vallata Cicala (nome di un’antica famiglia genovese), che rimane intatta e fotografa la campagna d’un tempo. Si percorre per un breve tratto via Lodi, il ponte sifone sul Rio di Veilino. L’acquedotto prosegue poi nel bosco, con il rio di Molinara, per raggiungere infine via delle Ginestre.
L’acquedotto prosegue poi nel centro della città (sintomo di un bisogno da soddisfare, basti pensare che alimentava la funicolare Sant’Anna) anche se è più difficile scorgerne il percorso (piazza Manin, San Bartolomeo degli Armeni, passo dell’Acquidotto, corso Solferino). Altre tracce dell’antico acquedotto sono visibili in porta Soprana, a Sant’Agostino e in via del Molo.
Per saperne di più: http://www.acquedottogenova.altervista.org/
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